Tavolo della moda, l’appello alle istituzioni

"Riapriamo e salviamo le nostre eccellenze"

Tavolo della moda, l’appello alle istituzioni. Il lockdown da pandemia accomuna i tanti elementi della filiera veneta della moda: dalla produzione alla vendita che, preoccupati, hanno scritto un appello alle Istituzioni tutte per il tramite del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia e degli Assessori Marcato e Donazzan.

Dai grandi player, alle medie e piccole aziende, dagli artigiani sino ai commercianti, riuniti in regione nel Tavolo Veneto della Moda in rappresentanza di oltre 17mila imprese, si alza una voce unica: riapriamo -in estrema sicurezza- tutte le produzioni e la vendita del comparto per salvare (e rilanciare) l’eccellenza della moda italiana del tessile, abbigliamento, calzatura e accessori. Nella nostra regione in particolare l’intera filiera vuole pensarsi, da qui ai prossimi mesi, come un corpo unico, come un’unica azienda, perché solo proiettandosi nelle difficoltà e nelle esigenze del fornitore o del cliente, ogni anello della filiera potrà partecipare alla ripartenza.

Il settore Moda è, dopo la meccanica, la seconda industria del nostro paese. Conta su oltre 65mila imprese, 600mila addetti, un fatturato di quasi 100 miliardi di euro.

In Regione Veneto sono 9.500 le unità produttive (17,6% del totale manifatturiero regionale). e 7.626 le unità della distribuzione. Secondo gli ultimi dati disponibili il fatturato in regione ammonta a 18 miliardi di euro (18% del fatturato nazionale). Le imprese del sistema moda in Veneto assorbono quasi 100 mila addetti ed esportano per un valore di oltre 9 miliardi di euro.

Denominatori comuni di gran parte di queste attività sono il blocco totale delle lavorazioni e la stagionalità del prodotto.

La pandemia ha colto il settore nel pieno delle attività produttive e distributive della stagione Autunno/Inverno che è la più importante. Ne è seguito uno stop delle commesse nazionali ed internazionali, l’annullamento di ordinativi (spesso già in lavorazione) e la seria minaccia di ulteriori annullamenti se saranno superati i termini di consegna impedendo alla filiera di produrre nei tempi dettati dalla stagionalità.

Ne deriva che il fermo produttivo distributivo per il nostro settore non rappresenta solo una perdita di fatturato (come per altri comparti) ma crea giacenze e perdite pesantissime che non si potranno recuperare nonché può interrompere il rapporto previlegiato della clientela con i produttori del made in Italy.

E’ da tenere presente che la clientela internazionale ha la possibilità di rivolgersi a fornitori esteri comunitari che non hanno fermato le produzioni e non solo degli ordinativi della stagione in corso ma anche per la realizzazione delle collezioni della prossima primavera estate.

Il Sistema Moda mantiene un valore assoluto nel PIL, nell’ occupazione e nel saldo attivo della bilancia commerciale veneta, ma anni di delocalizzazioni, globalizzazione selvaggia e calo di consumi interni, ne hanno reso fragile la struttura.

Se dovesse protrarsi il blocco produttivo risulterà ulteriormente compromessa la stagione Autunno/Inverno, nonché azzerata la produzione della prossima primavera estate.

Non basteranno dunque a mantenere l’occupazione “i prestiti agevolati” promessi dal Governo; seguiranno almeno 6 mesi di cassa integrazione e molte aziende non sopravvivranno.

La sicurezza è un valore fondamentale e diamo per scontata l’applicazione di adeguate e ferree misure per la sicurezza negli ambienti di lavoro. Siamo pronti ad adottare il Protocollo di Sicurezza del 14 marzo scorso condiviso a livello nazionale e siamo anche a disposizione per tutto quello che si riterrà di fare ancora nel pieno rispetto dei protocolli e delle check list in via di definizione anche a livello regionale (termometri, mascherine, guanti, igienizzanti e quant’ altro).

La prima cosa che ci sta a cuore come imprenditori è la salute delle nostre famiglie e dei nostri collaboratori ma evidenziamo che lo “stato di salute” delle nostre comunità nei prossimi mesi dipenderà anche dallo stato di salute delle aziende e dai posti di lavoro che esse potranno ancora garantire. E per farlo nel nostro mondo, la fase 2 deve avvenire subito.

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