La Cna Fita scrive al Ministro sulla tematica “Autostrade-Inverno”

Alla Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti On. Paola De Micheli
Gentile Ministra, desideriamo portare alla Sua attenzione la situazione di grave pregiudizio recata nei confronti degli
operatori del trasporto a causa della interdizione temporanea della circolazione dei cosiddetti “mezzi
pesanti”. Si tratta – è bene sottolinearlo – di una pratica cui spesse volte le società concessionarie della
rete autostradale fanno ricorso con l’incedere della stagione invernale, allorché si prefiguri il minimo
accenno di previsioni meteo avverse. La condotta assunta dalle società autostradali è sempre più
sintomo di una tendenza alla deresponsabilizzazione e ciò a scapito delle attività di autotrasporto e con
riverbero sull’economia in generale.
Crediamo, tuttavia, che le drammatiche vicissitudini connotanti l’attuale fase di pandemia possano
indurre tutti i soggetti, che – a diverso titolo – rivestono un ruolo di responsabilità nel campo della
viabilità, ad uno sforzo più sollecito, al fine di migliorare la capacità di resilienza del Paese, anche in
tema di infrastrutture e mobilità. Un obiettivo, quest’ultimo, frutto del rinnovato dialogo sviluppatosi
tra Ministero e rappresentanze di categoria e reso possibile grazie al Suo impegno. Di qui è scaturito un
confronto più vasto, capace di restituire dignità al settore, a cominciare dall’attuazione di alcuni
interventi di ordine operativo, alcuni dei quali attesi da anni. Per tutti questi motivi, confidiamo in un Suo celere e conforme intervento, affinché i concessionari autostradali adottino, in tempo utile, le misure – quali, ad esempio, l’impiego dei mezzi spargisale e il potenziamento dello spazzamento della neve – necessarie a scongiurare la sospensione della
circolazione dei “mezzi pesanti”, dotati, peraltro, dei dispositivi in grado di fronteggiare l’azione degli
agenti esogeni propri dei mesi più rigidi.

Sia consentito un inciso: i gestori della rete autostradale dovrebbero rispondere ex lege dei danni
provocati dalle interruzioni temporanee della circolazione per precipitazioni nevose, qualora non
abbiano adottato preventivamente tutte le misure atte a garantire la viabilità. Importa ricordare che le
indicazioni contenute nella circolare del Ministero dell’Interno del 24 novembre 2015 prevedono, tra le
altre cose, che: «l’emissione dell’avviso di condizioni meteorologiche avverse per precipitazioni nevose,
non può costituire, da solo, elemento di base al quale disporre, in via preventiva, l’interdizione alla
circolazione per alcune categorie di veicoli». Il blocco temporaneo dei “mezzi pesanti”, posto a tutela
della sicurezza della circolazione, dovrebbe rappresentare, pertanto, solo l’ultima decisione dell’azione profusa da Prefetti e società autostradali.
Non è secondario rilevare, inoltre, come i disagi per l’autotrasporto non si ingenerino esclusivamente
in occasione delle precipitazioni nevose. I concessionari autostradali sono soliti, infatti, aprire i cantieri
stradali in mancanza del benché minimo preavviso e senza avere individuato in anticipo soluzioni per la
viabilità alternativa. Questo stato di cose si ripercuote in termini negativi sulle imprese, con particolare
accento su quelle che – effettuando trasporti eccezionali – rischiano di vedere consumate d’un tratto
ingenti risorse finanziarie, sostenute per autorizzazioni inutilmente conseguite. Ci si riferisce ai costi
assolti per le scorte tecniche annullate ovvero per il personale coinvolto nella posa in opera del carico
eccezionale. Senza contare, per converso, il vulnus economico subìto dalle imprese di produzione, le cui
merci affidate al trasporto eccezionale configurano, non di rado, delle vere e proprie eccellenze del
Made in Italy.
È fuor di dubbio che i livelli di efficienza del sistema viario italiano potrebbero essere innalzati a
condizione che venga materialmente realizzato l’archivio nazionale delle strade (previsto all’art. 226 del
“Codice della strada”, per come specificato dall’art. 401 del relativo “Regolamento di esecuzione e di
attuazione”). Questo strumento consentirebbe di monitorare lo stato tecnico delle infrastrutture, così
da poter programmare gli interventi funzionali ad assicurare la sicurezza, nonché la regolare
circolazione dei veicoli. Una previsione normativa finora disattesa, complice l’assenza delle norme
preordinate a stabilire le caratteristiche del catasto delle strade, successivamente colmata a mezzo del
decreto ministeriale 1° giugno 2001. Eppure, a vent’anni dalla emanazione del citato decreto,
l’autotrasporto e tutta l’utenza della strada attendono la definizione del catasto, valido per autostrade,
strade regionali, provinciali e comunali extraurbane. Ecco perché sarebbe quanto mai auspicabile un
Suo risolutivo pronunciamento, in modo che l’esame parlamentare circa i lavori di riforma del “Codice
della strada” considerino l’opportunità di inserire una misura stringente per l’entrata a regime del
catasto delle strade. Fiduciosi in un Suo cortese riscontro, Le porgiamo i migliori saluti di buon lavoro.
Il Presidente Nazionale Cna Fita Patrizio Ricci

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