. comparto Moda

Il comparto Moda in Veneto: con la seconda ondata, gravi danni per tutta la filiera.

Il Presidente Alessandro Conte: «Non chiudere i negozi non significa lavorare: le imprese del comparto vivono un paradosso.»

La seconda ondata della pandemia, nonostante i lockdown regionali per fasce di colore diverso a seconda dei dati sui contagi, non ha frenato la caduta di molti comparti merceologici, anche se i negozi sono rimasti aperti pressoché sempre. In particolare per quanto riguarda la filiera della Moda che in Veneto conta 9.500 unità produttive (coprendo il 17,6% del totale manifatturiero regionale), per un fatturato di 18 miliardi di euro, pari al 18% del fatturato nazionale. Un comparto che assorbe quasi 100 mila addetti ed esporta per un valore di oltre 9 miliardi di euro.

Export in calo, ovviamente nei primi 9 mesi dello scorso anno del 15% circa rispetto ai primi 9 mesi del 2019, assommando il settore tessile, abbigliamento e calzaturiero.

Dopo la speranza di una flebile ripresa con i mesi estivi, l’arrivo della seconda ondata ha determinato un ulteriore danno per la stagione invernale del comparto Moda 2020/2021 che si ripercuoterà anche sulla alla prossima campagna vendite per l’Autunno-Inverno 2021/2022, con una caduta complessiva per ben quattro intere stagioni. Vale a dire quindi, due interi anni di investimento senza ritorno per un calo del fatturato che, per l’intera regione Veneto, si stima dal  35% al 60%, e un’ulteriore previsione di calo dal 50% al 70% sulla Primavera-Estate  2021. (I dati nazionali riportano un fatturato in calo del 30% per il settore tessile, abbigliamento, pelle, cuoio, calzature e accessori, con una perdita di almeno 30 miliardi).

«Tranne che durante il primo lockdown – commenta il Presidente CNA Veneto Alessandro Conte–, le attività manifatturiere del comparto Moda non sono mai state fermate dai vari DPCM, sia nelle regioni a fascia gialla che in quelle a fascia arancione. Ciò nonostante, non si può pensare che questo sia stato sufficiente: rimanere aperti non ha significato lavorare. Anzi. Per le imprese del comparto si è venuto a creare un paradosso: le attività manifatturiere non vengono chiuse ma fondamentalmente non ricevono commesse.»

Alessandro Conte, Presidente CNA Veneto

Nonostante quindi una attività continuativa delle imprese manifatturiere, che non hanno mai subito alcuna restrizione specifica, in Veneto si è verificata una gravosa mancanza di commesse dovuta alle misure adottate per i centri commerciali e quelle anti assembramento previste dalle varie regioni e anche da molti comuni – la contingentazione degli ingressi; le chiusure dei centri commerciali nei weekend; la chiusura dei negozi la domenica; le limitazioni di traffico dei centri storici – che hanno determinato il drastico calo di vendite. Una ricaduta che non ha coinvolto solo la rivendita al dettaglio, ma che ha penalizzato in maniera grave tutta la filiera della Moda.

«La contrazione dei consumi che ha spinto le famiglie a rinunciare ad alcuni beni non “primari”, come l’abbigliamento – commenta il Segretario CNA Veneto Matteo Ribon – unita alla contrazione delle esportazioni del settore Moda che è una delle filiere strategiche del Made in Italy, impatta pesantemente a livello globale tutto il comparto. Temo che non sia pessimistico prevedere che questa situazione di sofferenza sia destinata a protrarsi anche ben oltre rispetto all’andamento della pandemia: il calo di export infatti è purtroppo uno dei fattori più preoccupanti che coinvolge l’intera filiera, al di là dei singoli codici ATECO.»

Matteo Ribon, Segretario CNA Veneto

Si viene infatti a creare una spirale negativa che colpisce tutto il settore con particolare incidenza sulle PMI, anche artigiane: se i negozi non vendono, e allo stesso modo nemmeno i Grandi Marchi, non vi saranno commesse per le imprese artigiane determinanti per il settore moda.

«Auspichiamo ovviamente che si trovi la quadra ad una soluzione purtroppo dalle molte implicazioni negative – conclude il Presidente CNA Veneto Alessandro Conte. Ora la attenzione massima va alla campagna vaccinale che ci auguriamo proceda con la maggior celerità possibile per tentare di riportare alla normalità la vita di ciascuno di noi, favorendo così la vitale ripresa per tutto questo settore, forse tra i più penalizzati dalla situazione».

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