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Salario minimo, l’intesa politica raggiunta relativamente alla Direttiva europea

L’intesa politica raggiunta relativamente alla Direttiva europea sul salario minimo recepisce indicazioni condivise dalle parti sociali e segna un profondo cambiamento rispetto alla proposta iniziale della Commissione Europea.

Questo quanto rileva CNA sottolineando in particolare che la Direttiva ribadisce la centralità della contrattazione collettiva per determinare salari adeguati, e sollecita i Paesi membri a estendere la copertura dei lavoratori attraverso la contrattazione collettiva, sola misura in grado di garantire non solamente un “salario minimo orario”, ma anche i vari istituti connessi alla retribuzione indiretta e i diversi strumenti di Welfare che incidono sulla capacità di spesa e sul benessere del lavoratore.

«Nel mondo dell’artigianato in Veneto – commenta il Presidente CNA Veneto Moreno De Col ­– le relazioni sindacali raccontano una storia di grande confronto volta ad individuare soluzioni innovative per conformare l’esigenza delle imprese, contenere i costi e la necessità di assicurare ai lavoratori un adeguato compenso. Basti pensare al sistema di bilateralità che vede EBAV, Sani In Veneto e Solidarietà Veneto, quali esempi virtuosi di un welfare territoriale in grado di fornire un sostegno concreto ai nostri lavoratori.»

Secondo CNA, la Direttiva promuove, inoltre, il coinvolgimento delle parti sociali anche nella definizione di parametri e automatismi per stabilire il salario minimo, confermando la struttura di un sistema di relazioni sindacali basato sulla centralità delle associazioni datoriali e sindacali più rappresentative, e sul loro reciproco riconoscimento.

«La principale problematica  – conclude il Presidente De Col – è rappresentata dalla necessità di favorire la buona contrattazione tra soggetti rappresentativi. Vanno quindi individuati strumenti idonei per valorizzare questa tipologia di contratti eliminando i numerosi ‘contratti pirata’ che purtroppo, dietro una parvenza di legalità, nascondono condizioni inique di trattamento per i lavoratori, a danno anche di imprese serie mediante azione di concorrenza sleale che poggia su di un iniquo e minor costo del lavoro.»