Le quattro mosse per ripartire: sicurezza, liquidità, riscoperta del “valore artigiano”, giù il costo degli affitti

Le quattro mosse per ripartire. Piano per la ripartenza, la CNA del Veneto interviene all’incontro convocato questa mattina dall’assessore alle attività produttive del Veneto Roberto Marcato: “Ripartire prima possibile, è l’appello che in maniera trasversale ci arriva da tutti i comparti dell’artigianato – ha commentato il Presidente Alessandro Conte che ha ricordato i dati impietosi del disastro – in un mese lo stop ha causato la perdita del 4,4 per cento del PIL annuale, generato problemi di liquidità per almeno due imprese su tre, messo a rischio il lavoro di almeno 1milione e 200 mila addetti per i quali, nell’82 per cento dei casi, le imprese hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali. Vanno dunque messe in campo subito delle azioni specifiche che mettano le imprese artigiane nelle condizioni di riprendere, in sicurezza, l’attività”.

La CNA questa mattina ha presentato al responsabile delle attività produttive in Regione gli esiti dell’indagine condotta nei giorni scorsi contenente i dati sull’impatto economico, le chiusure, l’organizzazione del lavoro e la liquidità (*in allegato) e delineato i contorni del piano stilato dai rappresentanti degli artigiani per la ripartenza: “Il primo tema è quello degli aiuti sui DPI (dispositivi di protezione individuale) – chiarisce il segretario Matteo Ribon – la ripartenza è possibile solo in condizioni di sicurezza. Ci sarà dunque bisogno di mascherine, guanti, tute, in grande quantità. Tutti dispositivi che, se lasciati al libero mercato, potrebbero diventare un costo quasi proibitivo per alcune imprese. Alla Regione, sul modello di quanto già fatto in Emilia Romagna, chiediamo di mettere a disposizione mascherine da consegnare ad aziende e lavoratori tramite le associazioni di categoria. Ci sarà bisogno di almeno due milioni di mascherine per la ripresa”.

C’è poi la questione del credito: “Per gli aspetti relativi alla finanza valutiamo positivamente la delibera che è già stata fatta dalla Regione – sottolinea Ribon – Ora servono altre iniziative che potrebbero andare dai nuovi contributi alle imprese per coprire i costi delle garanzie e degli oneri bancari, al rifinanziamento del fondo di riassicurazione presso Veneto Sviluppo, alla semplificazione delle procedure e infine all’erogazione dei fondi ai confidi perché eroghino finanziamenti. Dall’indagine di CNA è emerso come il credito concesso dai Consorzi di Garanzia Fidi sia più sano di quello concesso dai tradizionali sistemi bancari. Nel caso di Sviluppo Artigiano, per esempio, il tasso di decadimento dei prestiti è del 3,6% (in riduzione rispetto al 4% del 2018), cui si aggiunge il 3,1% di inadempienze probabili, percentuali più basse del 7% / 9% registrate a livello complessivo. Questo solo per fare un esempio di come i Confidi possano rappresentare un valido alleato in modo particolare per le imprese medio piccole”.

Terzo le specificità del settore artigiano: “Le imprese del settore hanno una propria organizzazione del lavoro, un impatto specifico e direi centrale nello sviluppo delle città e in modo particolare delle comunità. Esiste un ‘valore artigiano’ che ha delle ricadute in termini di coesione sociale e benessere complessivo. La piccola bottega sotto casa, il parrucchiere, l’estetista svolgono anche delle funzioni di tipo sociale che proprio oggi, quando ce ne sarebbe più bisogno, sono venute a mancare”. Tra i settori più pesantemente colpiti ci sono proprio gli operatori del benessere che oggi chiedono a gran voce di poter ripartire: “Tenere queste attività chiuse anche dopo il 4 maggio significa chiuderle per sempre – avverte Ribon – le ‘linee guida – vademecum’ realizzati attraverso gli strumenti della bilateralità per la loro riapertura in sicurezza sono già pronte, alle istituzioni chiediamo di prenderne visione e metterci nelle condizioni di attuarle. Dobbiamo evitare che si possa alimentare il mercato dell’abusivismo, ottenendo un doppio effetto negativo. Il mercato nero espone professionisti e clienti a un rischio concreto di contagio”.

CNA Veneto chiede dunque che si riparta dai cantieri edili e dalle filiere del made in italy (legno arredo, food e meccanica) per i quali la ripresa non è più rinviabile. Mentre per le attività, e dunque per i guadagni, è arrivato lo stop netto, lo stesso non può dirsi per il pagamento degli affitti. Al quarto punto la CNA mette infatti la questione dei canoni di locazione e per questo ha chiesto all’ANCI del Veneto di farsi promotore presso i Comuni e gli altri enti locali di un’azione di sensibilizzazione nei confronti dei proprietari dei negozi: “Un rinvio o una dilazione del pagamento dei mesi di inattività sarebbero già un primo aiuto – chiude il segretario Ribon – calmierarne il costo, specie per le attività nelle città capoluogo, anche per il futuro, appare necessario”.

DOCUMENTI ALLEGATI