Guerre, energia e export: il nuovo shock che colpisce le PMI venete

Guerre, energia e export: il nuovo shock che colpisce le PMI venete. Le tensioni internazionali e i conflitti in corso stanno avendo un impatto sempre più concreto sull’economia italiana e, in particolare, sul sistema delle piccole e medie imprese. I dati sull’export e sull’energia mostrano con chiarezza come le guerre non siano eventi lontani, ma fattori che incidono direttamente su costi, mercati e competitività delle nostre imprese.

Export italiano sempre più esposto alle aree di crisi

L’Italia è un Paese fortemente orientato all’export e una parte sempre più rilevante delle esportazioni è diretta verso Paesi coinvolti direttamente o indirettamente in conflitti o forti tensioni geopolitiche. Si tratta di un valore che sfiora i 60 miliardi di euro, considerando mercati come Medio Oriente, Golfo, Ucraina, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Azerbaijan.

Il Medio Oriente, in particolare, è diventato un’area strategica per il Made in Italy: vale quasi 30 miliardi di euro di export e rappresenta un mercato fondamentale soprattutto per meccanica, moda, alimentare e lavorazioni metalliche, settori in cui le piccole imprese hanno un ruolo centrale.

Questo significa che un eventuale prolungamento dei conflitti nell’area del Golfo avrebbe effetti molto pesanti sulla manifattura italiana, non solo per la perdita di mercato diretto, ma anche perché da quell’area passano rotte commerciali fondamentali per l’export verso l’Asia.

Energia: nuovo shock per le PMI

Alla riduzione di alcuni mercati si aggiunge un nuovo problema: l’aumento dei costi energetici causato dalle tensioni internazionali e dalla guerra in Iran. I mercati hanno già reagito con un forte aumento dei prezzi: il gas europeo è salito del 25% in pochi giorni e il petrolio è tornato vicino ai 94 dollari al barile.

Le stime indicano che questo aumento potrebbe tradursi in un aggravio tra i 100 e i 150 milioni di euro all’anno solo per le PMI della provincia di Treviso, mentre a livello nazionale l’impatto potrebbe sfiorare i 10 miliardi di euro nel 2026. Il Veneto risulta tra le regioni più colpite, soprattutto per la presenza di settori ad alta intensità energetica come vetro, tessile, carta e lavorazioni metalliche.

PMI tra mercati instabili e costi in aumento

Le piccole imprese italiane hanno dimostrato negli anni una grande capacità di adattamento e diversificazione dei mercati, ma la situazione attuale presenta una combinazione particolarmente difficile:

  • instabilità geopolitica
  • aumento dei costi energetici
  • rallentamento dell’export
  • nuove barriere commerciali e dazi

Questa combinazione rischia di ridurre i margini delle imprese e di rallentare investimenti e crescita.

Le richieste delle imprese

Per questo motivo CNA chiede interventi urgenti a sostegno delle PMI, tra cui:

  • credito d’imposta su energia e gas
  • strumenti di liquidità per le imprese più esposte
  • proroga degli ammortizzatori sociali
  • interventi strutturali a livello europeo per tutelare le imprese danneggiate da conflitti internazionali

Le PMI non possono subire passivamente le conseguenze economiche delle crisi geopolitiche. Serve una strategia nazionale ed europea che difenda il sistema produttivo e garantisca stabilità a chi produce, esporta e crea lavoro sul territorio.

Le guerre oggi non colpiscono solo i Paesi coinvolti, ma entrano direttamente nelle bollette energetiche, nei costi di produzione, nei prezzi delle materie prime e nei mercati di destinazione delle nostre esportazioni.
Per un territorio manifatturiero come il Veneto, il rischio è concreto: senza interventi rapidi e strutturali, il terzo shock energetico in meno di dieci anni potrebbe mettere in seria difficoltà molte piccole e medie imprese. Difendere le PMI oggi significa difendere il lavoro, la produzione e il futuro del nostro territorio.