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Crisi Russia-Ucraina: stop all’export del Made in Italy

Export Made Italy in Russia. Purtroppo prosegue sempre più preoccupante la difficilissima situazione generata dal conflitto tra Russia e Ucraina e le conseguenze sull’economia italiana, alla luce dell’inasprirsi delle misure sanzionatore adottate. Già a causa delle sanzioni del 2014 relative all’annessione della Crimea, il Veneto, terza regione per esportazioni sul mercato della Federazione russa, è stata una delle regioni più colpite e tra il 2013 ed il 2019 ha registrato un calo delle esportazioni del 27,78%. Un ulteriore ribasso della quota di scambi si è verificato negli ultimi due anni con l’avvento della pandemia. Ora ci troviamo dinanzi ad una situazione di difficile lettura anche per quanto riguarda gli sviluppi politici legati alle recenti e durissime sanzioni: certamente ci attendiamo conseguenze ancora più gravi anche a causa di una difficile proiezione temporale sul perdurare della situazione di crisi.

«È evidente che in questa fase – commenta Moreno De Col, Presidente CNA Veneto –, sia necessario capire quali sono gli impatti che la situazione internazionale registrato rispetto al tessuto della piccola impresa. Stiamo vivendo un paradosso: pur essendoci dinamica di ordini non ci sono le condizioni per poterli portare a termine. Anche all’interno delle filiere del lusso si stanno rallentando le commesse; le imprese artigiane della filiera non riescono a fare programmazione e a gestire una situazione che in questo momento mostra troppe variabili.»

«Alla luce di questa situazione – aggiunge Matteo Ribon, Segretario CNA Veneto – è opportuno che la Regione Veneto e il Governo intervengano prevedendo azioni mirate a sostenere e supportare le piccole imprese in una fase economica davvero altalenante: chiediamo l’attivazione di un ammortizzatore sociale straordinario o l’allargamento della cassa integrazione per sostenere le filiere in difficoltà.»

I SETTORI MAGGIORMENTE COLPITI

I dati sull’export nazionale dimostrano come la Russia sia tra i più grandi estimatori dei prodotti del Made in Italy, declinato in tutti i prodotti di punta della categoria Lusso: dalla Moda declinata attraverso la sartoria haute couture, gli accessori del distretto calzaturiero Grandi Firme, il comparto orafo; all’alimentare con i prodotti enogastronomici di eccellenza; all’arredamento con la produzione di mobili di lusso e complementi d’arredo di design. Ma anche il settore dell’automazione-meccanica è fortemente impattato da questa situazione in particolare per quanto riguarda i combustibili e i prodotti di metallurgia.

Abbigliamento e tessile

Chiusura delle frontiere ed embargo: con lo scoppio del conflitto si azzerano gli arrivi dei turisti/buyer dalla Russia. Il che significa una contrazione molto pesante per quanto riguarda le vendite retail e ovviamente con l’embargo russo anche la totale cancellazione delle esportazioni dello stile Made in Italy.  Ma più di tutto va considerata la dinamica di filiera che impatta direttamente sugli artigiani del lusso: ordini altalenanti, mancanza di programmazione a lunga gittata e grande incertezza di previsione si traducono in produzione che lavora a singhiozzo e non consente alle griffe di sostenere le evoluzioni del mercato. Sino a prima dello scoppio del conflitto solo nel 2021 le esportazioni del Sistema Moda nella Federazione erano aumentate del 24%, raggiungendo quota di 1,4 miliardi di euro. L’Italia è infatti il secondo Paese fornitore di beni del Sistema Moda in Russia, per una metà abbigliamento e per l’altra metà accessori. A questi andrebbero aggiunti circa 250/300 milioni di acquisti di turisti russi effettuati nei retail italiani. I volumi espressi in milioni di euro dell’export veneto in Russia nel 2021 per i prodotti tessili è stato pari a 6.754.834 mln; per gli articoli di abbigliamento anche in pelle e pellicceria 111.096.129 mln; per gli articoli in pelle, escluso abbigliamento e simili, 45.468.599 mln (Dati Elaborazione ufficio statistica Regione Veneto).

Per quanto riguarda il mercato orafo, il fiore all’occhiello è rappresentato dal distretto del vicentino. La guerra russo-ucraina fortunatamente non ha impattato sulla recente edizione della Fiera spostata alla metà di marzo a causa della pandemia e svoltasi nelle settimane cruciali del conflitto: nonostante l’assenza dei buyer russi, si è comunque registrato un aumento delle presenze del +24% rispetto alla precedente edizione del settembre 2021; una crescita del +15,7% del fatturato relativo all’export rispetto al 2019 e del +54% rispetto al 2020. Tanta la voglia di ripartire e una buona apertura verso i mercati di altri paesi esteri quali, oltre agli Stati Uniti, Iran, Colombia.

Alimentare
Secondo la lista nera stilata dalla Russia in contrattacco alle sanzioni l’unico settore sino ad ora colpito dall’embargo russo riguarda proprio i prodotti di eccellenza alimentare del Made in Italy: pasta, salumi, prodotti caseari, ortofrutta e specialità DOP. Per il vino la Russia rappresenta un mercato in forte crescita. Il Veneto è la prima regione che fornisce vini d’eccellenza alla Federazione comprendo una quota di mercato del 30%, per un volume commerciale che per il 2021 si è attestato a 24.988.049 mln di euro (Dati Elaborazione ufficio statistica Regione Veneto). Solo il Prosecco rappresenta l’8% dell’export totale e ad ora è il solo vino che non è stato messo sotto embargo. Per parte nostra, il vino rappresenta circa un terzo dell’export agroalimentare veneto.

Arredamento

Il Nordest è leader nell’export di mobili e la Russia è uno dei maggiori acquirenti. Anche se le esportazioni dal Veneto negli anni pre-covid si erano dimezzate rispetto al 2013 (periodo precedente alle sanzioni legate al caso Crimea), le cifre relative all’export di mobili di alta qualità verso la Federazione russa si attestavano intorno ai 100 mln di euro. Nel 2021 il volume economico dell’export di mobili verso la Federazione è stato di 71.718.647 milioni di euro (nel 2019 pre-pandemia 105.680.187 mln). Sul fronte delle importazioni, dalla Russia e dall’Ucraina arriva il 30% del legno che viene utilizzato in Veneto per creare il settore arredo. Oltre ad una penalizzazione per l’export di prodotti finiti, il Veneto e il distretto del Nordest rischiano di rimanere scoperti anche dell’approvvigionamento di materie prime dato che si dipende dall’estero per l’80% del fabbisogno di legno. (Fonte: Centro studi CNA)    

ITALIA: l’interscambio commerciale con la Russia

Nel 2021 ammonta a 7.7 miliardi di euro il valore delle esportazioni italiane in Russia, pari all’1,5% delle vendite all’estero che il nostro Paese realizza nel mondo. La Russia ha sempre rappresentato uno sbocco importante per l’export del Made in Italy inteso come manifattura italiana, di cui il 2,5% è rappresentato dalla quota del settore moda, il 2,6% del settore dell’automazione-meccanica, il 3,1% del settore dei mobili.

Dal gigante euro-asiatico il nostro Paese importa per 13,9 miliardi di euro (dati Centro Studi CNA relativi al 2021). il 92,5% delle importazioni è rappresentato da prodotti dell’estrazione di minerali da cave e miniere, tra cui gas naturale, petrolio greggio e minerali metalliferi (60,1%); prodotti petroliferi raffinati (9,5%); e da metalli (22,8%).