CNA Veneto in missione in Albania
Un progetto per rispondere alla carenza di manodopera nel settore edile
Si è conclusa nei giorni scorsi la missione istituzionale di CNA Veneto in Albania, nell’ambito del progetto “Ponte Albania-Veneto”, iniziativa dedicata alla formazione e al reclutamento di lavoratori stranieri da inserire nelle imprese venete del settore delle costruzioni.
Il progetto nasce per rispondere in modo concreto alla crescente carenza di manodopera qualificata che interessa il comparto edile in Veneto e in Italia.
Il progetto “Ponte Albania-Veneto”
Il progetto pilota, approvato dal Ministero e finanziato con il contributo di Edilcassa Veneto, ha coinvolto circa quindici giovani operatori albanesi.
I partecipanti hanno seguito un percorso formativo strutturato prima dell’arrivo in Italia, con attività dedicate a:
- lingua italiana
- educazione civica
- sicurezza sul lavoro
- competenze tecniche professionali nel settore edile
Un percorso pensato non solo per la formazione lavorativa, ma anche per favorire una maggiore integrazione nel tessuto produttivo e sociale.
La visita al cantiere di Scutari
Durante la missione, la delegazione di CNA Veneto ha accompagnato i giovani in un cantiere pubblico a Scutari, per un momento di formazione sul campo.
L’esperienza ha permesso di approfondire aspetti tecnici e organizzativi del lavoro in edilizia, rafforzando quanto appreso durante la fase teorica.
I rapporti istituzionali e il dialogo con l’Ambasciata
La delegazione ha inoltre visitato l’Ambasciata italiana in Albania e incontrato il Console Giacomo Montemarani.
L’incontro ha rappresentato un passaggio importante per avviare un confronto sulle procedure burocratiche di ingresso in Italia, con l’obiettivo di rendere i percorsi più rapidi, condivisi ed efficaci.

Il commento di CNA Veneto
“Si è trattato di un importante momento di conoscenza e confronto con i lavoratori – commenta Fabio Fiorot, responsabile CNA Costruzioni Veneto –. Il bilancio è assolutamente positivo: abbiamo incontrato ragazzi preparati, motivati e legati all’Italia. Sono pronti a trasferirsi per costruire un futuro migliore e possiedono già una buona conoscenza della nostra lingua.”
“Questo progetto pilota rappresenta una risposta concreta alla mancanza di manodopera che interessa il nostro Paese. Siamo partiti dall’Albania perché è una realtà che conosciamo bene, ma l’obiettivo è quello di estendere questo modello anche ad altri Paesi.”


