. CONSIGLIO DI STATO CONFERMA LE RICHIESTE DELLA CNA SUL BRAND UNBUNDLING

UN recente pronunciamento del Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso di ENEL sull’obbligo, derivante da una direttiva europea,  di non indurre in confusione i clienti utilizzando marchi confondibili tra aziende di distribuzione e aziende di vendita dell’energia.

Questa sentenza, secondo la CNA, che si era costituita in giudizio, apre ora nuovi e diversi orizzonti per individuare più stringenti limiti all’attività degli ex-monopolisti nel settore del post-contatore; una questione su cui CNA Installazione Impianti da anni è impegnata a sostegno delle esigenze delle imprese associate.

“Già dal 2009 L'Unione Europea ha imposto precisi obblighi di separazione di marchio tra distributori e venditori di energia per impedire confusione e pratiche lesive della concorrenza, obbligo recepito nel 2011 dall'Italia. Tuttavia i due principali distributori, Enel distribuzione ed Acea, hanno sostanzialmente disatteso la norma, con marchi che di fatto ingenerano un'identificazione tra società di distribuzione e vendita, traendone un vantaggio competitivo a danno degli altri operatori.” dichiara Fabio Fiorot, segretario regionale CNA Installazione Impianti.

La posizione dominante degli operatori che svolgono attività in regime di libera concorrenza (produzione e vendita) detenendo contestualmente monopoli tecnici quali la gestione delle reti di distribuzione,  da un lato ostacola il realizzarsi dei benefici, in termini di minor costo e maggiore qualità del servizio, di cui i consumatori di energia avrebbero dovuto beneficiare a seguito della liberalizzazione del mercato e dall’altro costituisce un fattore fortemente penalizzante per le PMI e le imprese artigiane che operano, in una condizione di evidente debolezza, nelle attività in libera concorrenza, quali ad esempio le attività post-contatore. Gli operatori che gestiscono monopoli tecnici detengono infatti elementi informativi e conoscitivi derivanti dall’attività svolta in concessione che utilizzano per operare nelle attività a monte e a valle della filiera energetica,  escludendo dal mercato le imprese concorrenti.

“Ha dell'incredibile il fatto che dal 2011 siamo ancora in questo stato, e al danno si aggiunge la beffa : è infatti proprio Enel con un ricorso ad hoc ad aver tenuto bloccate le misure operative per rendere efficace l'istituto dell'unbundling, ricorrendo contro l'Autorità per l'energia, eccependo sulla loro effettiva competenza regolatoria in materia. Chiusa questa triste quanto 'ridicola' vicenda amministrativa con il rigetto del ricorso da parte del Consiglio di stato, auspichiamo che le disposizioni vengano rese operative immediatamente. E' un importante primo passo verso una trasparenza maggiore del mercato, che ci tocca particolarmente per le ripercussioni nell'ambito del post-contatore, dove le nostre aziende subiscono la concorrenza di colossi monopolisti ormai dall'installazione delle caldaie alla manutenzione, per di più con la forza sleale di proporsi con un unico marchio”; conclude Fabio Fiorot.