. ILVA: TRADITI GLI IMPEGNI SULL’AUTOTRASPORTO

Nonostante il Decreto Mezzogiorno del 2017 avesse chiaramente stabilito che gli autotrasportatori fossero creditori pre-deducibili, il Tribunale di Milano continua a considerarli chirografari. E aumentano i ritardi nei pagamenti delle nuove forniture. Nel 2014 l'insolvenza dell'Ilva portò il colosso della siderurgia in amministrazione controllata, lasciando i finanziatori e i fornitori con un credito di quasi quattro miliardi di euro. Tra questi ci sono oltre un centinaio d'imprese di autotrasporto (tra le quali anche molte imprese venete di autotrasportatori), molte delle quali lavoravano in modo esclusivo o prevalente con la società siderurgica e che vantano complessivamente un credito di sessanta milioni di euro. Dopo il commissariamento, siccome gli autotrasportatori erano (… e sono… ) sono necessari a proseguire l'attività, i commissari chiesero loro di proseguire il lavoro, in cambio di due cose: il loro riconoscimento come creditori pre-deducibili (che quindi possono ottenere un rimborso del credito prima dei chirografari) e il pagamento dei nuovi trasporti entro trenta giorni. A quasi tre anni da questo accordo, sancito nella Legge sul salvataggio dell'Ilva del 2015 …..  entrambe le promesse sono state tradite. Infatti, gli autotrasportatori devono ancora ricevere l'intero credito di sessanta milioni, perché nell'estate del 2017 i giudici fallimentari del Tribunale di Milano che seguono questa vicenda hanno stabilito che gli autotrasportatori sono chirografari e non pre-deducibili. Immediatamente è iniziata una protesta nazionale che ha portato all'inserimento nel decreto Mezzogiorno di un articolo che ribadisce chiaramente la condizione di pre-deducibilità dell'autotrasporto. La questione sembrava così chiusa ma, a settembre il Tribunale ha inviato una lettera agli autotrasportatori creditori, riaffermando che sono chirografari: La situazione si è poi aggravata perché sono state tolte anche le sospensioni dei pagamenti fiscali concesse ai fornitori dopo l'insolvenza per evitare che fallissero a loro volta. In tale situazione resta l'incognita della vendita dell'Ilva al colosso indiano Arcelor Mital, che a sua volta è al centro di una complessa vicenda giudiziaria. Senza i soldi indiani, è difficile che gli autotrasportatori ricevano quanto è loro dovuto. La seconda promessa tradita riguarda i tempi di pagamento dei servizi di autotrasporto svolti dopo il commissariamento visto che l'intesa iniziale affermava che i nuovi trasporti sarebbero stati pagati entro trenta giorni e all'inizio fu così. Poi i tempi si sono progressivamente allungati a 60 e 90 giorni e oggi in alcuni casi toccano i cento giorni. Una situazione che può rimettere in crisi gli autotrasportatori, che devono pagare gran parte dei loro fornitori in tempi molto più brevi.