. SERVONO NORME ATTUATIVE E INCENTIVI PER SPOSTARE L’EDILIZIA SULLA RIGENERAZIONE

Dal Convegno CNA a Longarone richieste a Regione e Comuni

“Per rendere davvero e presto efficace la legge sul consumo del suolo per poter avviare le attività sulla rigenerazione, alla Regione chiediamo di chiudere al più presto il quadro degli strumenti attuativi, e una seria politica di incentivi, oltre agli attuali insufficienti 200 mila euro, e ai comuni chiediamo di istituire tavoli di coordinamento con chi nel territorio si occupa di edilizia, per sviluppare progettualità concrete per il settore”.

CNA Veneto e Appia CNA Belluno, hanno lanciato, dal convegno di Longarone nell’ambito del Salone dell’edilizia, risparmio energetico e sicurezza, “Ri-costruire 3.0”, proposte concrete per passare ai fatti e tentare di dare ossigeno ad uno dei settori che più ha risentito della crisi. Un tema molto sentito dalla categoria, testimoniato dalla folta partecipazione all’incontro.

Che ci fosse bisogno di una nuova normativa come quella veneta che limita, con l’obiettivo di azzerarlo nel 2050, il consumo del suolo, sono ora tutti d’accordo,  ma il nuovo paradigma introdotto dalla norma, che trova i suoi capisaldi nel contenimento del consumo di suolo e nella rigenerazione urbana, con importanti ricadute nella pianificazione dei comuni e nell’economia territoriale, ha bisogno di tradursi al più presto in fatti concreti.

Massino Sposato, Presidente di Appia-CNA Belluno ha ricordato nel suo intervento conclusivo che il patrimonio edilizio italiano è vecchio e insicuro, con oltre 16,5 milioni di edifici costruiti più di 40 anni fa, con caratteristiche strutturali e prestazionali spesso inadeguate sotto il profilo della sicurezza, quasi 7 milioni di immobili edificati prima dell’applicazione della normativa sismica del 1974, con manutenzione e qualità non in linea con gli standard attuali, oltre alla presenza di materiali pericolosi e inquinanti.

Un grande potenziale per le attività di rigenerazione che ha già a che fare con alcune criticità che potrebbero condizionare i nuovi scenari, che vanno dalla strumentazione urbanistica eccessivamente articolata e rigida che frena la sostituzione edilizia alla parcellizzazione della proprietà immobiliare, dalla normativa fiscale che disincentiva i trasferimenti di proprietà finalizzati alla rigenerazione e non contrasta la proprietà inattiva, agli elevati costi a carico degli operatori privati per la realizzazione degli interventi di rigenerazione urbana, per finire alla frammentazione dei finanziamenti statali.

“Noi pensiamo che serva una norma nazionale che consenta di riconoscere la pubblica utilità degli interventi, per conferire al Comune e al soggetto promotore del progetto particolari poteri d’azione; che occorra una regia nazionale per le politiche urbane, con la creazione di un’apposita Agenzia che svolga attività di coordinamento e di supporto per le pubbliche amministrazioni; che sia utile introdurre un pacchetto di agevolazioni per promuovere processi di riconversione del patrimonio edilizio esistente, favorendo la demolizione e ricostruzione e le permute del vecchio con il nuovo” ha affermato Sposato.

Secondo Sposato, la leva fiscale risulta strategica per qualsiasi disegno di politica industriale nel settore delle costruzioni che può essere motore per la crescita e per creare nuova occupazione, come dimostra no esperienze europee. La casa per troppo tempo è stata usata come un bancomat per le casse dello Stato: deve tornare a essere un valore e non solo un costo.