. RITARDI NEI PAGAMENTI: L’ITALIA DEFERITA ALLA CORTE UE

“Il problema dei ritardi nei pagamenti della PA è uno dei drammi più incancreniti del nostro paese, con effetti devastanti sulle imprese italiane, paragonabili alla crisi economica. Da anni battiamo i pugni in tutte le sedi, sono state indette manifestazioni, stati generali, denunce, ma il problema permane”.

Con queste parole, Fabio Fiorot, segretario regionale dell’Unione Costruzioni di CNA Veneto, commenta la notizia del deferimento alla Corte UE del nostro Paese, a causa dei ritardi dei pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche.

 

La decisione è arrivata a cinque anni dall’approvazione della Direttiva 2011/7/UE, recepita in Italia con il Decreto legislativo 192/2012, in base alla quale le fatture devono essere saldate entro 30 giorni, o 60 in casi particolari, e a tre anni dall’apertura della procedura di infrazione.

 

L’Italia, quindi, era sotto osservazione e non è riuscita a mettere in regola la sua macchina burocratica. Secondo Bruxelles, infatti, nonostante gli sforzi fatti i ritardi sono sistematici e la media dei tempi di pagamento resta a 100 giorni, con picchi che possono essere nettamente superiori.
 
Un danno soprattutto per le Pmi che necessitano di un flusso di cassa positivo per assicurare la propria gestione finanziaria, la propria competitività e, in molti casi, la propria sopravvivenza.
 

“E’ vero, sono stati fatti diversi passi avanti dal punto di vista legislativo, grazie anche alle nostre incessanti denunce, tuttavia la PA riesce comunque a beffare le norme trovando escamotage degni di un prestigiatore pur di non pagare. Ritardi che vanno anche  ben oltre i 100 giorni strozzando le imprese e che, sommati al famigerato 'split payment' introdotto negli ultimi anni, hanno portato migliaia di imprese al collasso. Accogliamo perciò con timido entusiasmo questo positivo segnale dall'Unione Europea, e alla Corte chiediamo provvedimenti risolutivi e immediatamente applicabili”, prosegue Fabio Fiorot, che conclude, “è impensabile dare ancora corda alle istituzioni italiane sperando che si mettano in carreggiata, in quanto hanno ampiamente dimostrato l'inadeguatezza. Deve cambiare innanzitutto la percezione e considerazione della PA nei confronti delle PMI, troppo spesso considerate l'ultima ruota del carro, da liquidare quando tutto il resto è saldato, in una logica autoconservativa tanto miope quanto colpevolmente lesiva del tessuto economico locale. Lo dimostra ampiamente il fatto che, come rilevato dal Presidente del Parlamento europeo Tajani,  a fronte della possibilità data dall'UE nel 2013 di poter sforare il patto di stabilità per pagare i creditori, l’Italia non abbia sfruttato la misura lasciando alla deriva le imprese”.