. NEL PRIMO SEMESTRE 2018 FATTURATO IMPRESE +0,4 % , CRESCONO DI PIÙ LE PICCOLE E MEDIE

Nel primo semestre 2018, sulla base dell’indagine VenetoCongiuntura, il fatturato delle imprese di costruzioni ha registrato un lieve aumento del +0,4 per cento.

L’analisi congiunturale dei primi sei mesi del 2018 sul settore delle costruzioni, promossa congiuntamente da Edilcassa Veneto e Unioncamere del Veneto, è stata effettuata su un campione di 600 imprese con almeno un dipendente.

Entrambe le forme giuridiche, artigiana e non artigiana, hanno segnato un trend di crescita per il fatturato, pari rispettivamente a +0,5 e +0,3 per cento. Il segnale positivo, dopo alcuni semestri di fluttuazione del giro d’affari del settore su valori intorno allo zero, riguarda una variazione positiva avvenuta in entrambi i comparti di riferimento, quello artigiano e quello non artigiano. Il segnale dunque è positivo e consolida la lenta ripresa del mercato, lasciando intravvedere per il futuro segnali finalmente positivi, pur nella loro debolezza quantitativa, dopo anni di stagnazione.

Sotto il profilo dimensionale si è evidenziata una dinamica positiva per le medie imprese (+1,1% da 6 a 9 addetti), di leggero incremento per le grandi (+0,5% dai 10 addetti) e di sostanziale stabilità per la piccola dimensione (da 1 a 5 dipendenti). Il primo semestre del 2018 dunque consolida quanto già registrato nei trimestri precedenti, con una dinamica fortemente diversificata tra microimprese e imprese più strutturate, con un evidente segnale che indica come oggi per competere nel settore sia necessario avere una struttura operativa in grado di essere al contempo flessibili ma anche ben strutturati e organizzati.

A livello territoriale le variazioni più significative si sono registrate nelle province di Belluno (+1,4%) e Treviso (+1,2%) mentre in tutte le altre province è emersa una dinamica di stabilità.

Ordini

Anche gli ordinativi hanno registrato un lieve aumento del +0,3 per cento rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente. Per questo indicatore le imprese non artigiane (+0,7%) hanno segnato una variazione positiva rispetto a quelle artigiane che hanno evidenziato una situazione di stazionarietà.

Sotto il profilo dimensionale è risultata positiva la variazione per le grandi e medie imprese (rispettivamente del +0,5% e più 0,4%), mentre è rimasta invariata per la piccola impresa.

A livello territoriale le variazioni positive si sono evidenziate nelle provincie di Belluno (+1,1%) e Treviso (+0,5%), mentre una dinamica negativa è stata registrata da Padova e Vicenza, rispettivamente -0,3 e -0,2 per cento.

Prezzi

Il livello dei prezzi ha segnato un aumento del +1,8 per cento su base tendenziale. Per le imprese artigiane l’indicatore ha registrato una crescita maggiore (+2,4%) rispetto a quelle non artigiane (+1,1%).

A livello dimensionale l’aumento è stato generalizzato con una variazione pari al +1,9 per cento per le imprese di piccole e medie dimensioni e +1,6 per cento per quelle di maggiori dimensioni. Guardando al territorio, in linea con il trimestre precedente, a soffrire maggiormente dell’incremento dei prezzi sono le province di Padova (+2,3%), Treviso (+2%) e Vicenza (+1,9%). Le altre province hanno registrato degli aumenti più contenuti ma comunque superiori all’1 per cento.

Occupazione

L’occupazione ha mostrato un incremento del +0,7 per cento su base annua, ascrivibile alla variazione positiva delle imprese non artigiane (+3,2%). È rimasta negativa la dinamica per le imprese artigiane (-1,4%).

A livello dimensionale gli incrementi più significativi sono stati segnati dalle imprese di medie dimensioni (+4,4%) e di grandi dimensioni (+1,5%), mentre le piccole imprese hanno segnato una flessione del -1,8 per cento.

Sotto il profilo territoriale il dato occupazionale è positivo per Verona (+2,8%), Rovigo (+2,2%), Vicenza (+1,6%) e Venezia (+1,5%). Al contrario Padova e Belluno hanno registrato delle variazioni negative rispettivamente del -2,3 e -1,6 per cento.

Previsioni

Continuano ad essere positive ma meno marcate le aspettative degli imprenditori dell’edilizia per i prossimi tre mesi.

Per quanto riguarda l’indicatore del fatturato e degli ordinativi i saldi tra chi ne prevede un aumento e chi una diminuzione sono risultati pari a +14,5 e +13,7 punti percentuali, in leggera diminuzione rispetto all’ultimo trimestre dello scorso anno (erano rispettivamente +24,2 p.p. e +25,7 p.p.). 

In miglioramento le attese dei prezzi, il saldo si è attestato a +20,9 punti percentuali (erano +23,2 p.p.). Per quanto riguarda l’occupazione il saldo è risultato pari a +3,1 punti percentuali (era +0,7 p.p.).

Continua a rimanere negativa l’attesa sull’andamento del mercato residenziale per i prossimi tre mesi, ma con l’indicatore complessivo che si riduce rispetto a quello dei mesi precedenti, con una tendenza dunque migliorativa. Scende infatti al 10,0 per cento la percentuale di chi vede negativamente il mercato (era al 17,3 nell’ultimo trimestre 2017) mentre sale a 15,9 punti percentuali la previsione positiva degli intervistati era il 7,5 il trimestre precedente), un deciso incremento che evidenzia come le attese del mercato siano positive e tendano ad uscire dalla stagnazione che lo ha governato per anni. Resta stabile la percentuale degli intervistati che vedono il mercato stabile, pari a 74,1 punti percentuali. differiscono tuttavia le attese tra imprese, meno negative per le imprese artigiane (-3,7 i punti percentuali di scarto tra le aspettative negative e quelle positive) e più negative per quelle non artigiane (-10,3 p.p.).

Anche nel comparto dell’edilizia non residenziale di nuova costruzione scende il saldo negativo complessivo delle risposte, giungendo per la prima volta dopo alcuni anni al “saldo zero”, ovvero alla perfetta parità tra chi attende un mercato in crescita e chi in flessione. È un segnale molto positivo che se associato a quello relativo alla percentuale di intervistati che vedono il mercato stabile (79,2 punti percentuali), indica come in questo settore gli scenari post crisi siano ormai probabilmente avviati verso una nuova positività. Il saldo delle risposte tuttavia se evidenzia una piccola differenza tra imprese artigiane e non artigiane, con quelle artigiane più positive, cambiano molto le attese per le imprese a seconda della dimensione di impresa, con le imprese fino a 5 dipendenti che indicano una aspettativa positiva pari all’1,5 per cento, mentre più negativi i saldi delle risposte per le imprese tra 6 e 9 addetti (-1,4 per cento) e soprattutto per le imprese di maggiore dimensione (-6,6 per cento) segno che molto probabilmente il mercato propone tipologie di interventi più vicini a quelli realizzabili da piccole imprese rispetto ai grandi interventi di investimento nel settore.

Restano stabili le attese per il mercato delle ristrutturazioni e del recupero, che con un dato pari a +26,7 punti percentuali, dunque in perfetta continuità con il dato dell’ultimo trimestre 2017, segno ormai definitivo della positività dell’andamento di questo mercato e del suo consolidamento come principale mercato di riferimento. Scende la percentuale di chi prevede il mercato in calo, pari al 4,4 per cento (era 5,2 per cento nell’ultimo trimestre 2017), mentre è pari al 31,1 per cento l’aspettativa positiva. Molto diverse le aspettative tra imprese artigiane, che fanno segnare un +33,5 per cento, contro quelle non artigiane, che sommano un più modesto se pur positivo +13,5 per cento, segno anche dell’orientamento del mercato verso il sistema artigiano per quanto riguarda il comparto delle ristrutturazioni. A livello territoriale le aspettative migliori le registrano le province di Vicenza, Venezia e Padova, mentre meno positiva risultano le province di Treviso e Rovigo. Nella media le altre.

Proseguono le aspettative positive di mercato delle imprese intervistate per il settore delle opere pubbliche, aspettative che presentano un saldo positivo pari a +6,6 punti percentuali (era +2,6 nel’ultimo trimestre 2017) con l’82,9 per cento dei rispondenti che si attende uno scenario di stabilità (un valore analogo a quello dei trimestri precedenti), con un divario significativo tra imprese artigiane e non artigiane, dove le prime presentano aspettave migliori (+8,8 punti percentuali) mentre per quelle non artigiane il saldo netto delle risposte si ferma a 2,7 punti percentuali. In ogni caso il peso dei rispondenti che giudicano stazionario il mercato (più di 4 imprenditori su 5) è un chiaro indicatore di una già documentata  e oggi confermata ritrovata stabilità del comparto, un segnale positivo in una fase nella quale la riduzione degli investimenti pubblici può tuttavia contare su nuovi strumenti e nuove opportunità messe in campo dalle norme e dalle leggi nazionali e soprattutto da quelle regionali, ad oggi solo finalmente nella loro fase di avvio operativo, con potenziali nuove spinte future al settore.