. CNA COSTRUZIONI: NO AI CAMBIAMENTI SU RESPONSABILITÀ SOLIDALE

I lavoratori potrebbero scegliere di rivolgersi alle imprese più "liquide" per ottenere salari e contributi non saldati dai veri debitori

"Siamo molto contrariati dalla decisione del governo di ripristinare la «vecchia» responsabilità solidale negli appalti, per evitare il referendum del 28 maggio promosso dalla Cgil”.

Lo afferma Monica Pavan, presidente regionale CNA Costruzioni, secondo la quale si torna parecchio indietro, ad un sistema che penalizza le imprese della filiera delle costruzioni e deresponsabilizza il debitore principale.

Infatti, viene di colpo cancellato il principio della preventiva escussione del patrimonio dell'appaltatore: ci si potrà rivalere verso il committente o verso ciascuno dei subappaltatori, nel caso a un lavoratore non siano stati corrisposti i trattamenti retribuitivi, i contribuiti previdenziali, e i premi assicurativi (stipendio, contribuiti INPS e premi INAIL).

“Il governo ha completamente cancellato - prosegue Pavan - il faticoso punto di mediazione fissato con il decreto legislativo 276 del 2003 fra i legittimi interessi dei lavoratori e gli altrettanto legittimi interessi delle imprese. Deve essere chiaro a tutti che la norma che obbligava i lavoratori ad agire nei confronti del proprio datore di lavoro, prima di rivolgersi alle altre imprese della filiera dell'appalto, non elimina ne' diminuisce la portata e gli effetti della responsabilita' solidale nei confronti del lavoratore. Rappresenta invece sicuramente una tutela importante per tutte quelle imprese che operano con serieta' e nel pieno rispetto delle regole".

Il comunicato del Governo, parla chiaro: «Con riferimento alla disciplina in materia di appalti di opere e servizi - spiega -, il provvedimento mira a ripristinare integralmente la responsabilità solidale del committente con l'appaltatore nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori, per garantire una miglior tutela in favore dei lavoratori impiegati».

La soluzione della «preventiva escussione» del patrimonio del datore di lavoro inadempiente era arrivata al termine di una lunga vicenda normativa, con modifiche e contromodifiche del regime di solidarietà, nel tentativo di trovare un punto di equilibrio tra la tutela dei lavoratori e i rapporti economici tra appaltatori e subappaltatori, in un periodo di profonda crisi finanziaria, soprattutto nel campo edile. Cancellando questo paletto, tutte le imprese legate dal vincolo di responsabilità solidale si troveranno di fronte alla possibilità che, di fronte alle inadempienze del proprio datore di lavoro, i lavoratori scelgano di volta in volta di rivolgersi alle imprese più "liquide" per ottenere salari e contributi non saldati.