. LA FOTOGRAFIA AL FEMMINILE DEL TERZO MILLENNIO: INCONTRI AL CANDIANI A MESTRE

ciclo di incontri “Lo sguardo e l’ombelico” da sabato 26 gennaio alle 18

Indagare il lato femminile della fotografia assieme a fotografe donne. E’ questo l’obiettivo di un nuovo ciclo di incontri  sul tema “Lo sguardo e l’ombelico” ideato e curato da Giovanni Cecchinato in collaborazione con CNA Veneto Comunicazione e Terziario Avanzato, che inizieranno sabato 26 gennaio (alle 18), al Centro Culturale Candiani di Mestre.

La rassegna, proposta per il terzo anno consecutivo, ha superato ogni aspettativa per consenso di pubblico approfondendo nella prima edizione la figura del fotografo professionista portando la viva voce di professionisti di spessore internazionale, nella seconda il fronte opposto del mondo della critica con esperti che operano nella didattica e in ambito artistico, da organizzatori di festival e manifestazioni, da critici e bloggers.

Quest’anno il ciclo di incontri ha nuova prospettiva: la rassegna avrà il piacere di avere come ospiti solo fotografe donne per poter indagare assieme il lato femminile della fotografia, come suggerisce il sottotitolo della rassegna L’altra metà della mela?

Sono cinque gli incontri organizzati, nella sala conferenze del quarto piano: ad ingresso libero, si svolgono tutti alle ore 18.

Il primo appuntamento è sabato 26 gennaio con la fotografa Paola De Pietri: le sue immagini nascono da un’attenta osservazione del paesaggio, sia esso quello urbano, oppure quello organico e vegetale della natura. Ha lavorato fin dalle prime serie di fotografie sul rapporto dell’uomo con lo spazio nelle sue dinamiche temporali e in un continuo approfondimento dell’idea di transitorietà. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Europa.

Seguiranno, a febbraio, sabato 9, l'artista Silvia Camporesi: attraverso i linguaggi della fotografia e del video e facendo spesso ricorso all’autorappresentazione, la fotografa costruisce racconti che traggono spunto dal mito, dalla letteratura, dalle religioni e dalla vita reale. La sua ricerca si muove su una sottile linea di confine fra immaginazione e realtà, fra veglia e sogno, in contesti in cui il soggetto è sempre in un rapporto di dialogo con l’elemento naturale e teso verso il tentativo di trascendere i limiti del corpo e della mente.

Sabato 23 febbraio la protagonista è Marina Alessi: la fotografa ha colto, attraverso il suo obiettivo, i protagonisti del mondo del teatro, del cinema e della cultura, seguendoli sui set e nella vita come ritrattista e fotografa di scena. Da dieci anni utilizza e porta ai massimi livelli i ritratti con Polaroid Giant Camera dell’agenzia Photomovie, la macchina fotografica, costruita in 5 esemplari in tutto il mondo, che permette la realizzazione di ritratti in formato 50×60: veri e propri pezzi unici che hanno come soggetto attori e scrittori di fama internazionale.

Il 9 marzo sono Allegra Martin e Benedetta Falugi a parlarci di fotografia: Allegra Martin è una fotografa che lavora in un territorio liberato dal concetto di rappresentazione della realtà. Ha elaborato nel tempo un suo mondo espressivo attraversando luoghi e ambienti senza seguire tracciati precisi, senza definire progetti. Scopre, in sostanza, le cose strada facendo, incontra il mondo, le cose, gli oggetti, le persone. Tutto il suo lavoro si configura come un processo di elaborazione della realtà, attraverso l’esperienza dello sguardo. L' approccio di Benedetta Falugi con la fotografia avviene quasi casualmente, l’incontro con il nuovo mezzo espressivo è folgorante, e il coinvolgimento sempre più intenso, la fotografa affina rapidamente un proprio linguaggio e un proprio stile riconoscibile. Il suo lavoro è pubblicato in diversi giornali sia cartacei che online ed esposto in varie mostre in Italia e all’estero. Le sue foto sono rappresentate dalla prestigiosa agenzia Art +Commerce di New York collezione Photo Vogue.

Il 23 marzo conclude la rassegna Maria Vittoria Backhaus: è un’artista eclettica, perché davanti all’obiettivo non si è fatta mancare nulla (neppure – all’inizio della sua carriera – le barricate studentesche a Parigi, il mondo operaio, il banditismo sardo o il backstage di un fotoromanzo). Nonostante la varietà dei suoi soggetti, però, c’è un fil rouge che rende i suoi scatti molto particolari: la costruzione di elaborate scenografie, lo sviluppo di un racconto in ogni immagine, l’impressione che il mondo sia troppo bello per essere vero.