. CONTRATTI BADANTI PIU’ CARI COL DECRETO DIGNITA’. CNA PENSIONATI: “COLPO BASSO AD ANZIANI E FAMIGLIE GIA’ IN DIFFICOLTA’”

Un colpo basso ad anziani e famiglie già in difficoltà. Così CNA Pensionati Veneto definisce il Decreto Dignità che potrebbe far aumentare i costi dei contratti per le badanti fino ad un massimo di 160 euro l’anno.

“Non diciamo che questo risultato sia intenzionale, ma sicuramente si tratterebbe di un aumento che potrebbe mettere in difficoltà seria migliaia di famiglie e potrebbe far tornare nel sommerso molti posti di lavoro con danni per le entrate dello stato e dell’Inps stessa”, commenta in una nota Bruna Vincenzi, Presidente regionale CNA  pensionati.

Per contrastare la precarietà e rendere meno vantaggioso l’utilizzo dei contratti a termine, infatti, il decreto aumenta i costi a carico dei datori di lavoro, che ad ogni rinnovo dovranno pagare un contributo aggiuntivo dello 0,5%, che si somma a quello base dell’1,4%.

Il lavoro domestico, a differenza di quello della pubblica amministrazione, non è stato escluso dall’applicazione delle nuove regole, col risultato che il contributo aggiuntivo va pagato anche per i rinnovi dei contratti a termine delle badanti già ora, perché il decreto è in vigore da sabato scorso anche se le modiche in Parlamento restano possibili.

Chi ha un anziano non autosufficiente da accudire ha solo due scelte, escludendo di smettere di lavorare, la residenza anziani o la badante in casa. Residenze non ce ne sono a sufficienza e quando ci sono hanno costi proibitivi per i più, visto che la retta mediamente va da 1.700 a 3.000 euro al mese contro una media di pensione al di sotto dei mille euro. Non che la badante costi meno, tra stipendio, contributi, vitto e alloggio, ma c’è il vantaggio di mantenere l’anziano nel suo ambiente. SI capisce che comunque si tratta di un sacrificio enorme dal punto di vista economico, per una famiglia già prostrata da quello psicologico. Questa decisione aggrava la situazione delle famiglie e non può essere accettata, e chiediamo al Parlamento di correggere in sede di conversione, escludendo dalla norma il lavoro domestico”, continua Vincenzi.

La soluzione ideale per sostenere le famiglie nel delicato compito di accudire i propri anziani sarebbe, a giudizio di CNA Pensionati, la totale deducibilità delle spese sostenute per pagare i collaboratori domestici in regola.

“Oggi si possono dedurre solo i contributi, fino a un massimo di 1.500 euro l’anno e detrarre, cioè sottrarre alle tasse da pagare, i contributi per le badanti di persone non autosufficienti, fino a un massimo di 200 euro l’anno. Se si potesse togliere dal proprio reddito imponibile anche  il costo dello stipendio, si renderebbe meno onerosa per le famiglie l’assunzione della collaboratrice, con l’emersione di una larga fetta di lavoro nero e maggiori entrate per lo stato a compensazione dei minori introiti Irpef”, conclude Bruna Vincenzi, Presidente dei pensionati CNA Veneto.