. LA FISCALITA’ LOCALE 2015 UN’IPOTECA SULLA TIMIDA RIPRESA

A causa di ulteriori tagli di risorse, IMU e TASI nel 2015 in Veneto potrebbero costare alle imprese 136 milioni in più rispetto al 2014.

Negli ultimi quattro anni, a seguito di numerose manovre finanziarie, i Comuni del Veneto hanno subìto una riduzione dei trasferimenti erariali pari a 503 milioni di euro, un taglio che in pratica ha dimezzato (-47%) il livello dei trasferimenti del 2010.

La riduzione è stata così rilevante che per 25 Comuni veneti il taglio attribuito dalle manovre è risultato superiore ai trasferimenti teoricamente spettanti: per tale ragione, questi Comuni hanno dovuto versare allo Stato la quota di tagli eccedente i trasferimenti (circa 11 milioni di euro).

In Veneto il passaggio dall’ICI all’IMU+TASI ha comportato per le imprese venete un aumento della tassazione locale pari a 352 € (+105%) per un laboratorio artigiano ed a 1.780 € (+88%) per un opificio.

Posticipata al 2016 l’introduzione della «local tax» pensata dal Governo per una generale semplificazione della tassazione sugli immobili, la legge di Stabilità 2015, ha prorogato l’attuale regime IMU + TASI, confermando anche per il 2015 il tetto massimo della TASI sulle abitazioni principali al 2,5 per mille, anziché il 6 per mille previsto dall’attuale normativa e non riproponendo il contributo statale ai fini TASI di 625 milioni erogato nel 2014.

In base ai dati dell’Osservatorio sulla fiscalità locale della CNA Veneta, in collaborazione con il Centro Studi Sintesi, emerge il rischio che la copertura delle minori risorse dei Comuni ricada in capo alle imprese, già duramente provate dal raddoppio della tassazione rispetto all’ICI.  In Veneto il rischio rincaro è stimato in 136 milioni di euro.

Ipotizzando l’adozione dell’aliquota massima (10,6‰), un laboratorio artigiano pagherebbe 714 euro (+112% rispetto all’ICI), mentre per un opificio il carico fiscale sarebbe di 4.002 euro (+97% sull’ICI).

L’incremento della tassazione locale avrebbe l’effetto di annullare i benefici effetti della timida ripresa che è attesa per il 2015 e che in Veneto dovrebbe essere più considerevole che nel resto del Paese.

Secondo dati Prometeia, infatti, si attende una crescita dei consumi delle famiglie venete (+0,9% rispetto al 2014) in grado di spingere il Pil regionale verso un incremento del +0,7% rispetto all’anno appena concluso. Nel 2015 dovrebbe fermarsi la flessione degli investimenti (+0,0%), che dura ormai dal 2011.

A livello nazionale, nel 2014 è rallentata la caduta dei prestiti a famiglie e imprese. I prestiti alle famiglie potrebbero tornare a crescere già nei primi mesi del 2015, mentre la ripresa dei prestiti bancari alle imprese dovrebbe avvenire a partire da metà anno come è emerso dall’audizione della Banca d’Italia di metà dicembre.

“Non vogliamo fare i “gufi” - commenta Alessandro Conte, Presidente della CNA veneta - ma l’obiettivo di tutti ora in Italia dovrebbe essere favorire la ripresa dell’economia e la creazione di nuovi posti di lavoro, per tentare di recuperare il terreno perso negli ultimi anni. Quindi proprio ora che si iniziano a vedere timidi segnali di ripresa, le imprese vanno se non incentivate, almeno lasciate nelle condizioni di svolgere il proprio ruolo, senza ulteriori prelievi fiscali. Quindi rivolgiamo agli enti locali l’appello di non fare leva sulla fiscalità per recuperare le risorse che mancano loro, ma su una riorganizzazione dei servizi, sull’eliminazione degli sprechi, sull’aggregazione, insomma su tutte quelle misure di cui oggi si parla, ma che faticano a decollare, e che realmente potrebbero evitare un ulteriore salasso specie per le imprese”.

Un appello che la CNA veneta rivolge anche allo Stato centrale.

“La spending review non va fatta solo a forza di spot – afferma Mario Borin, Segretario regionale della CNA - ma va attuata con misure concrete sulla riorganizzazione profonda della pubblica amministrazione e dei servizi, con l’introduzione dei costi standard e con un’azione severa di controllo della spesa per la sanità. Si possono ottenere così sensibili risparmi da utilizzare nei confronti dei lavoratori e delle imprese, creando condizioni favorevoli per agganciare la ripresa ed invertire il trend che da troppi anni sta condizionando la nostra economia e la vita della popolazione”.