. IL VENETO NEL TRIANGOLO DEL NUOVO MANIFATTURIERO E DEL TERZIARIO AVANZATO

Presentato a Padova il quinto Rapporto dell’Osservatorio Interregionale Economia e Territorio delle CNA Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna

“Oggi abbiamo tenuto a battesimo una nuova identità, è nato il triangolo della manifettura e dei servizi innovativi”. Un triangolo che si trova tra Milano, Venezia e Bologna, vero asse trainante della nuova economia nazionale”.

Con queste parole, Paolo Gubitta, docente di Organizzazione aziendale al Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “Marco Fanno” dell’Università di Padova ha concluso oggi a Padova la presentazione del quinto Rapporto (2017) dell’ dell’Osservatorio Interregionale Economia e Territorio delle CNA di veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.

I dati del Rapporto, che ha scandagliato proprio la nuova manifattura e l’integrazione tra produzione e terziario, con un confronto con il resto d’Italia e con le principali regioni europee, sono chiari: con 197.000 imprese, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna esprimono il 39% del manifatturiero Italiano (il 58% se si considerano solo le imprese più grandi). Nelle tre regioni vi sono più addetti nel manifatturiero (1,88 milioni) che nel resto del Paese (1,87 milioni). Nelle imprese manifatturiere con più di 9 addetti la quota arriva al 53%.

Inoltre, il sistema produttivo delle tre regioni, oltre a generare il 54 % del commercio estero italiano, costituisce gli ambienti economici da cui provengono gran parte delle eccellenze produttive che collocano il Made in Italy ai primi posti del mondo.

L’analisi valuta il posizionamento delle tre regioni di fronte ai grandi cambiamenti con i quali il mondo della produzione si sta misurando e le prospettive di sviluppo, avanzando alcune proposte concrete delle CNA delle tre regioni per imprimere un più deciso impulso all’integrazione tra manifattura e terziario avanzato e favorire i processi innovativi in atto.

“Un sistema di regole affidabili e facilmente applicabili, l’accesso al credito, una fiscalità equilibrata e premiante per gli investimenti, infrastrutture moderne e adeguate e una declinazione intelligente degli interventi a sostegno dei processi di innovazione”. Sono questi i pilastri fondamentali della politica di sviluppo che CNA di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna rivendicano per dare al sistema produttivo del loro territorio gli strumenti per competere.

Dal Rapporto Paolo Gubitta aveva tratto ed evidenziato alcune parole chiave. La complementarietà tra manifattura e terziario innovativo, due settori che si sostengono l'un l'altro. I cambiamenti asimmetrici anche nellem tre regioni, con la Lombardia che ha un passo in più e Veneto ed Emilia Romagna che devono accelerare per raggiungerla. Fretta, perchè non c'è quasi più tempo, bisogna fare presto e bene. La formazione, grazie all'Universita che conosce una pagina più del libro, da fare "plug-and-play", quella che serve dove serve. L'interazione necessaria tra Università, studenti, aziende, con il learning by interacting, mandando gli studenti a iniettare nuove competenze nelle imprese. Infine lo "storytelling", che racconti i casi di successo, di quelli che hanno cambiato anche radicalmente e hanno raggiunti nuovi orizzonti, perchè di fronte ad un competence-destroying change nessuno è così stupido da accettare a scatola chiusa e piuttosto si richiude in se stesso.    

“Il manifatturiero del nostro territorio – commentano i Presidenti delle CNA di Veneto, Alessandro Conte, Lombardia, Daniele Parolo, ed Emilia Romagna, Paolo Govoni – ha stretto una forte interrelazione col terziario avanzato e grazie ad essa è riuscito, innovando, a resistere alla crisi. Ma il percorso è appena iniziato e oggi più che mai c’è bisogno di una politica industriale capace di accelerare le tendenze emergenti e di diffonderle a tutto il tessuto produttivo: è la condizione indispensabile per consolidare i primi segnali di ripresa e consentire quei recuperi di competitività indispensabili a reggere una competizione sempre più accesa”.

Infatti, i prossimi anni, con ogni probabilità, vedranno i mercati globali riconfigurarsi a seguito di eventi politici recenti che non hanno ancora compiutamente dispiegato i loro effetti: basti pensare a Brexit, alla nuova Presidenza americana e all’annunciata volontà di protagonismo cinese. Se non si riuscirà ad accelerare i processi di innovazione e di recupero di competitività, la nostra manifattura di qualità rischia, in tale contesto, di rimanere schiacciata dai grandi player globali.

“Quindi – affermano ancora i tre presidenti - c’è soprattutto bisogno di una politica industriale pensata e attuata “su misura” per il nostro sistema produttivo e le sue caratteristiche. A partire dal profilo imprenditoriale dominante e dalle dimensioni di impresa prevalenti”.

Ma perché si parla di queste tre regioni? Cinque anni fa le CNA di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna avevano intuito che questa macro area era diventata di fatto la vera locomotiva del Paese e, lasciate le indagini in tema di fisco e tasse, nel 2015 avevano prodotto uno studio che dimostrava lo spostamento dal Nordovest (Torino-Milano-Genova) al Nordest (Milano-Venezia- Bologna) del baricentro dello sviluppo, del resto rappresentano le aziende di un territorio dove vive e opera circa un terzo della popolazione e delle imprese italiane e che contribuisce per il 40% alla formazione del PIL nazionale. L’anno successivo il Rapporto arrivò ad ipotizzare l’abbandono degli schemi che hanno caratterizzato le politiche degli ultimi sessant’anni e della logica dei confini amministrativi regionali e provinciali, scomponendo letteralmente i territori e riaggregandoli sulla base delle evidenze statistiche.

Il Rapporto 2017 parte dalla considerazione che il grande bacino produttivo delle tre regioni è di recente andato incontro, al pari di moltissime altre realtà manifatturiere italiane ed europee, ad un periodo di profonda crisi. In Emilia Romagna, Lombardia e Veneto l’industria ha perso oltre 200 mila imprese attive (pari al 9% in meno) tra 2009 e 2015. Ma se analizziamo il periodo 2001-2013, con riferimento agli addetti, nelle tre regioni la manifattura ha registrato addirittura quasi 2 milioni di addetti in meno, pari al 21%.

Osservando quanto successo al terziario negli stessi intervalli di tempo (circa 1 milione di imprese e 4,2 milioni di addetti in più), è evidente un effetto di sostituzione in grado complessivamente di mantenere lo sviluppo delle tre regioni su buoni livelli, soprattutto se confrontato con altre aree d’Italia. Gli ultimi decenni dello sviluppo economico del Paese sono stati caratterizzati dal passaggio da un’economia prevalentemente manifatturiera a sistemi economici in cui il terziario ha assunto un ruolo predominante.

La crescita dei servizi non è tuttavia avvenuta a danno del manifatturiero, ma si è sviluppata anche grazie ad esso. La terziarizzazione dell’economia può infatti venire interpretata anche come conseguenza dei cambiamenti nei modelli organizzativi dell’impresa industriale.

Manifattura e terziario paiono essere sempre più collegate tra di loro, basti pensare al forte legame tra alcuni specifici comparti industriali (meccanica in primis) ed il terziario avanzato.

Proprio il terziario avanzato si afferma trainante rispetto all’intero comparto dei servizi, confermando di fatto l’accresciuta importanza delle attività ad alta intensità di conoscenza (anche definite knowledge intensive business services - KIBS). Infatti, i KIBS sono considerati i driver della crescita in tutta Europa, in quanto fondamentali per supportare l’innovazione delle aziende: si tratta di imprese di servizi (professionali, tecnici, scientifici) “facilitatrici” del processo innovativo delle aziende manifatturiere.

Le evidenze numeriche contenute nel rapporto confermano la forte similitudine tra le tre regioni che già era scaturita dalle precedenti edizioni dell’Osservatorio. L’aspetto più significativo è rappresentato, in questa fase, dalla maggiore capacità di reazione alla crisi, rispetto al resto del Paese. Un differenziale positivo ricollegabile alla robusta matrice manifatturiera che continua a caratterizzare i tre sistemi produttivi regionali, anche dopo le incisive trasformazioni intervenute nel corso degli ultimi anni.

Questo sistema industriale non ha soltanto retto l’impatto della crisi, ma è stato anche capace di intraprendere percorsi di cambiamento e di innovazione. Dai dati dell’Osservatorio emergono due traiettorie fondamentali, che trovano conferma nell’esperienza quotidiana di relazione diretta con gli imprenditori.

La prima traiettoria è rappresentata dalla progressiva specializzazione della manifattura nelle filiere produttive di successo, legate all’eccellenza del made in Italy e fortemente vocate all’export.

La seconda traiettoria consiste nel passaggio ad una competizione non più basata prevalentemente sul prezzo: un passaggio reso possibile dall’innovazione dei prodotti maturi tramite l’incontro con l’ICT, da nuove logiche di servizio alla clientela e da nuove modalità di comunicazione del valore distintivo del prodotto.