. E’ BOOM. STUDIO CNA DA’ UNA CRESCITA DEL 33 % TRA 2014 E 2018

La crisi sembra passata per la nautica da diporto italiana, cresciuta del 33,1 per cento nel periodo gennaio 2014 – gennaio 2018.

Lo dice uno studio di CNA che ha analizzato lo stato di salute di questo settore che, pur essendo catalogato secondo le codifiche statistiche in sole 3 categorie, in realtà rappresenta una vera e propria filiera del made in Italy, cui partecipano oltre 280 mestieri, tra i quali quelli artigianali sono l’assoluta maggioranza.

Infatti, la produzione nautica da diporto non comprende solo le attività svolte all’interno dei cantieri (costruzione e riparazione di imbarcazione) ma anche tutte quelle che, realizzate in altre strutture produttive, sono però funzionali al completamento delle imbarcazioni. Si tratta di un insieme molto ampio di prodotti tra i quali figurano, ad esempio, le vele e le cime (settore tessile), gli arredi interni e gli utensili in legno (settore dei mobili e del legno), gli impianti (produzione e installazione di macchine e di apparecchiature), le eliche, le ancore e le altre parti metalliche delle imbarcazioni (prodotti in metallo), i motori (settore della meccanica), la strumentazione per la navigazione (bussole, radar, GPS e altri software realizzati dal settore dei prodotti di elettronica e di precisione). Se a queste attività produttive si aggiungono anche i servizi connessi alla nautica (scuole nautiche, portualità, servizi turistici, trasporti eccezionali), si capisce quanto la filiera sia ampia, ma anche la difficoltà a raccoglierla in una unica indagine statistica.

“Questo è un settore in cui si concentrano il made in Italy e la sua eccellenza, un crogiuolo di saperi e competenze che portano a risultati apprezzati in tutto il mondo. E’ l’esempio della forza di una produzione cui ciascuno dà il proprio apporto in base alla propria specializzazione. E’ la forza del lavoro artigiano alla sua massima potenza e rappresenta un volano per la manifattura italiana che, come abbiamo visto, gli è legata a doppio filo”, commenta Matteo Ribon, vicesegretario regionale di CNA Veneto.

Il Nordest, con le sue 4.944 unità locali, rappresenta il 23% di quelle totali, che sono oltre 17.700, calcolando tutta la filiera, con la sub-fornitura (meccanica,  metallurgia e prodotti in metallo, elettronica, software e apparecchi elettrici, chimica, plastiche e prodotti in gomma, impiantistica, arredamento e tessili, commercio, charter, servizi e riparazioni), per un totale di oltre 180 mila addetti.

In media ogni impresa che opera nella cantieristica nautica da diporto dà lavoro a 6,9 addetti.

Il Veneto ha 160 imprese e 1.633 addetti, solo per la cantieristica, che diventano 1.365 imprese e 16.816 addetti, considerando una stima dell’intera filiera. La provincia di Venezia è quella che ne concentra la maggior parte, con 98 aziende e 1371 addetti, per la sola cantieristica, che diventano 5650 imprese e 4576 addetti, cui se ne aggiungono oltre 5 mila della provincia di Vicenza, per quanto riguarda la filiera. Il risultato è frutto dell’elaborazione di CNA di dati 2014 Infocamere e Symbola.

Il valore aggiunto della produzione nel Veneto è di poco superiore ai 100 milioni, che diventano quasi 900 considerando l’intera filiera.

Sicuramente anche per la nautica da diporto l’export è stato lo strumento per resistere alla forte crisi congiunturale e ad una flessione del mercato interno dovuta a scelte fiscali non premianti per la diportistica. Infatti, al 2014 la produzione nautica italiana è riuscita ad assorbire oltre  un quinto della domanda internazionale. Considerando i 220 prodotti in cui l’Italia detiene  un primato competitivo assoluto, infatti, la nautica si colloca all’ottavo posto solo considerando la produzione di imbarcazioni e yacht da diporto con motore entrobordo, capaci di  assorbire  un terzo delle richieste del mercato internazionale.

“L’incremento del 33 per cento negli ultimi quattro anni,  dimostra che il sistema nautico rappresenta per il Veneto e per il nostro Paese uno dei segmenti dell’economia con maggiori prospettive di crescita, sia in termini di ricchezza che di occupazione”, conclude Matteo Ribon.