. 8 MARZO: CRESCE L’IMPRENDITORIA FEMMINILE, MA IL VENETO RIMANE SOTTO LA MEDIA NAZIONALE

Il 58,6% delle imprese manifatturiere a guida femminile sono artigiane

Il Veneto rimane ancora al di sotto della media nazionale per numero di imprese a guida femminile.

Lo dice un’indagine dell’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere, pubblicata alla vigilia di questo 8 marzo, giornata dedicata alla donna ed in occasione della quale la CNA del Veneto esprime i propri auguri a tutte le donne, alle imprenditrici e alle lavoratrici che con entusiasmo, passione, impegno, carattere ed ingegno rendono ogni giorno migliore il nostro Veneto. 

Nonostante si registri , nel complesso in Italia,  ancora un trend di crescica, con  quasi 10mila imprese in più nel 2016, con una variazione dello stock rispetto al 2015 del +0,72%, in Veneto le imprese rosa sono il 19,71  % del totale contro una media nazionale del 21,76.

Il milione e 321.862 imprenditrici donne italiane lavorano nel commercio o guidano aziende agricole, dirigono ristoranti o alberghi, si occupano della cura e del benessere della persona o interpretano al femminile l’Italian Style nel settore della moda.

Oltre il 70% dell’impresa femminile italiana si concentra in cinque settori produttivi (commercio, agricoltura, servizi di alloggio e ristorazione, altre attività dei servizi e manifattura). Se mediamente il peso delle donne imprenditrici è pari a poco più di un quinto del totale, in alcuni ambiti produttivi la loro incidenza è assai più consistente. Caso emblematico è quello delle altre attività dei servizi, in cui le imprese femminili (circa 120mila) sono oltre la metà delle attività di questo settore, primeggiando nei servizi alla persona. Le 15.200 imprese femminili della sanità rappresentano invece circa il 38% del totale e sono determinanti soprattutto nell’assistenza sociale residenziale e non residenziale.

Se le 97mila imprese femminili del settore manifatturiero rappresentano meno del 17% del totale, in alcuni segmenti fortemente legati al made in Italy la creatività femminile trova modo di esprimersi al meglio.

E’ il caso delle attività di confezione di articoli di abbigliamento, ambito nel quale le imprese femminili sono il 43% del totale, così come tra le industrie tessili (quasi il 30%) e nella fabbricazione di articoli in pelle (25%).

Anche se l’artigianato in “rosa”, con le sue 216.708 imprese registrate a fine 2016, rappresenta soltanto il 16% del tessuto imprenditoriale femminile, questo segmento è particolarmente significativo in tanti ambiti del fare impresa delle donne.

Un caso rilevante è quello del manifatturiero. In questo settore, come dimostra lo studio, su un totale di 97mila imprese femminili registrate, ben 57mila sono artigiane. In pratica, il 58,6% delle donne che guida una impresa manifatturiera ha scelto la forma dell’impresa artigiana, mentre, tra gli uomini, tale incidenza è pari al 53,2%.

Questo connubio “impresa femminile – artigianato” si esprime con forza nel settore tessile, del confezionamento di articoli di abbigliamento e nella fabbricazione di articoli in pelle, ma anche nel segmento alimentare e nella fabbricazione di carta e prodotti in carta.

Le imprese artigiane contribuiscono in misura significativa alla formazione del tessuto imprenditoriale femminile anche nelle attività dei servizi di informazione e altri servizi informativi e, all’interno del settore del noleggio, nelle attività legate ai servizi per edifici e il paesaggio.

Infine, nelle altre attività di servizi, la quasi totalità delle imprese femminili sono artigiane, sfiorando l’85%.

L’artigianato al femminile presenta quote elevate nelle Marche, in Emilia Romagna, Lombardia e Friuli Giulia, dove circa 21 imprese femminili ogni 100 attività guidate da donne sono artigiane, quindi in Veneto, Toscana e Piemonte, dove lo sono mediamente 20 su 100.