. CNA: RISPARMIO MILIONARIO SE I COMUNI SI METTONO ASSIEME

I piccoli comuni veneti sono 278 (48% del tot) con 67 abitanti, (14% del tot ).Studio della Cna veneta evidenzia vantaggi delle aggregazioni

Aggregare le funzioni per risparmiare una valanga di risorse da destinare al miglioramento dei servizi.

Per i comuni veneti passare dalle parole ai fatti, oltre che un obbligo di legge con scadenza 31 dicembre 2015, può diventare la chiave di volta per dare risposte più efficaci ai cittadini.

LA CNA del Veneto con il proprio Osservatorio, in collaborazione con Il Centro Studi Sintesi di Mestre, ha analizzato la situazione, quantificando il risparmio derivante dalle possibili  aggregazioni, che sarebbe milionario.

Alla presenza del Presidente del Consiglio regionale del Veneto Roberto Ciambetti, i risultati dello studio sono stati presentati da Alessandro Conte, Presidente di Cna Veneto, Mario Borin, Segretario di Cna Veneto ed Alberto Cestari del Centro Studi Sintesi.

Le manovre finanziarie nazionali approvate a partire dal 2010 - ha esordito Alessandro Conte - hanno richiesto un contributo ai Comuni del Veneto di 762 milioni di euro (dato aggiornato al 2015), in media 156 euro per abitante. Di questi, 138 per una stretta al Patto di stabilità interno e 624 di tagli ai trasferimenti che, rispetto al 2010, sono calati del 58% (media nazionale -52%). Mancano risorse per garantire i servizi ed i costi maggiori di questa situazione li pagano le imprese che sono supertassate. Per questo è indispensabile eliminare sprechi e trovare forme di risparmio che liberino risorse, alleggerendo il carico fiscale di famiglie e imprese”.

Lo studio della CNA del Veneto ha considerato nel complesso 161 Comuni della regione, quasi tutti collocati in pianura e con popolazione inferiore a 5.000 abitanti. Sono state individuate 47 possibili aggregazioni, di cui 12 già Unioni di Comuni, 13 sono presenti nel PRT sotto forma di convenzioni, 22 sono state ipotizzate ex novo. Di queste, 15 sarebbero in provincia di Padova (49 comuni, 165 mila abitanti), 9 in quella di Rovigo (39 comuni e 93 mila abitanti) e Vicenza (29 comuni e 73 mila abitanti), sette nel veronese (25 comuni, 82 mila abitanti), 5 nella marca trevigiana (13 comuni, 50 mila abitanti) e due nel veneziano (6 comuni e 23 mila abitanti).

In particolare per 33 di queste possibili aggregazioni, i vantaggi che deriverebbero alle casse dei comuni ammonterebbero secondo lo studio a 36 milioni di euro, il 17 % dell’attuale spesa corrente.

“Fatti i conti in tasca alle amministrazioni comunali – ha evidenziato Mario Borin, Segretario regionale della CNA – in questi comuni, grazie al recupero di risorse derivante dai minori costi, potrebbero essere azzerata l’addizionale comunale Irpef e abbattuta l’IMU del 14% oppure, in alternativa, si potrebbero aumentare del 56% gli investimenti.”

Maggiori sarebbero, invece, i vantaggi per i comuni se decidessero di realizzare fusioni anziché aggregazioni. Lo studio della CNA, infatti, considerando che la legge dispone incentivi per i Comuni che procedono a fusioni, uno dei quali è un contributo decennale pari al 20% dei trasferimenti statali del 2010, i Comuni considerati avrebbero un bonus sui trasferimenti pari a 14 milioni di euro, che andrebbe a sommarsi ai 36 milioni derivanti dalla gestione associata dei servizi per un totale di maggiori risorse pari a 50 milioni. In questo caso i Comuni potrebbero azzerare l’addizionale comunale Irpef, abbattere l’IMU del 27% oppure aumentare del 79% gli investimenti.

“Finora in Veneto ha prevalso il campanile e, mentre le unioni hanno perso adesioni, le fusioni in molti casi sono state negate dai cittadini coi referendum. E’ quindi indispensabile renderle obbligatorie, garantendo l’omogeneità dei territori e ulteriori incentivi concreti per i Comuni che le attuino in tempi rapidi”. Ha concluso Alessandro Conte, Presidente della CNA del Veneto.