. CNA IMPRESA DONNE DEL VENETO: “L’8 MARZO SCIOPERO DELLA MIMOSA”

Provocazione di Cinzia Fabris, Presidentessa di CNA Impresa Donna del Veneto, e della CNA di Vicenza

“Siamo stufe di essere sempre prese in giro. L’8 marzo mazzi e mazzetti di mimosa, il resto dell’anno schiaffoni e discriminazioni. Per l’8 marzo 2016 lanciamo lo “sciopero della mimosa”. Un atto di lotta per dire al mondo che le donne ci sono sempre, lavorano, fanno impresa, crescono I figli e danno amore, ma in cambio ricevono ben poco. Bisogna cambiare il paradigma una volta per tutte”.

A lanciare questo singolare sciopero è Cinzia Fabris, battagliera imprenditrice vicentina del settore moda, Presidentessa di CNA Impresa Donna del Veneto, e componente della presidenza nazionale, oltre che Presidentessa della CNA di Vicenza.

Del direttivo di CNA Impresa Donna del Veneto fanno parte le imprenditrici Diana Broi, bellunese, Rosy Silvestrini, trevigiana, Anna maria Dall’Alba, vicentina, Nitya Cristina Burato, veronese e Simonetta Pregnolato, di Rovigo.

Su oltre 6 milioni di imprese operanti in Italia a metà 2015, 1.294.880 erano condotte da donne, vale a dire il 21,5% del totale. In quasi l’87% dei casi la conduzione femminile è di grado esclusivo, ovvero il vertice aziendale è totalmente al femminile. Le aziende rosa si concentrano nel commercio (circa il 29% del totale), cui fanno seguito i servizi (27%) e l’agricoltura (16%). Nel comparto ricettivo il 32% delle imprese è a conduzione femminile, nell’agricoltura il 29,%, nel commercio il 26,5% e nei servizi il 26,8%.

“Noi donne imprenditrici non siamo certo un fattore residuale dell’economia italiana - attacca Cinzia Fabris – ma, nonostante questo, fatichiamo di più a trovare sostegno e sviluppo, tanto che tra metà 2013 e metà 2015, c’è stato un calo di 135 mila unità di aziende a guida femminile. Non possiamo tacere, nel giorno in cui tutti abusano a parlare della donna, che la società italiana frena nei fatti la possibilità delle donne di competere allo stesso livello degli uomini, soprattutto per peso politico, apertura imprenditoriale, mercato del lavoro”.

In Veneto l’impresa femminile è un po’ al di sotto della media nazionale. Su un totale di quasi mezzo milione di imprese, infatti, a metà 2015 erano 94 mila quelle “rosa”, pari al 19,15%. Rovigo (6.671 imprese pari al 23,57%) e Belluno (3.262 imprese pari al 20,23%) sono le uniche due province in controtendenza, seguono Venezia (14.993 pari al 19,48%), Verona (18.635 pari al 19,27%), Padova (19.071 pari al 19,20%), Treviso (17.170 pari al 19,09%) e Vicenza (15.585 pari al 18,73%).

Conciliazione lavoro-famiglia, maternità, welfare per la famiglia scarsissimo, fonti di finanziamento quasi residuali e una imperante cultura maschilista sono gli ostacoli più forti che una donna si trova davanti quando pensa di diventare imprenditrice o semplicemente da lavoratrice.

“Il sostegno all’imprenditoria femminile in Veneto è ancora legato ad una legge regionale del 2000. Tre lustri ed una profonda rivoluzione tecnologica nel frattempo intervenuta meriterebbero una revisione dell’impianto legislativo, oltre che un sensibile aumento delle quote finanziabili oggi ferme a 100 mila euro” commenta la Presidentessa di CNA Impresa donna del Veneto, “Fra l’altro, incentivare la partecipazione femminile al mondo del lavoro, riducendo il gender gap sarebbe anche conveniente dal punto di vista della crescita economica, e parecchio”, conclude Cinzia Fabris, citando un recente report McKinsey dedicato a “The power of parity“, secondo il quale, se ci fosse nel mondo del lavoro la parità fra donne e uomini, il pil mondiale crescerebbe di 28 miliardi di dollari (il 26%), entro il 2025.