. CALZATURIERO DEL BRENTA: I TERZISTI PRONTI PER IL MARCHIO DI FILIERA

Lo hanno ribadito nel corso di un incontro svoltosi a Vigonovo per illustrare le modalità allo studio della Consulta territoriale per il set

“Siamo pronti ad aderire, tramite il marchio di filiera della calzatura “Made in Venezia Riviera del Brenta”, al sistema di certificazione e tutela della qualità delle scarpe che contribuiamo a produrre. Ma è indispensabile che lo siano anche i calzaturifici, dei quali siamo subfornitori, che con i loro brand sono i “titolari” del prodotto e riferimento del consumatore finale”.

Interesse e disponibilità per l’adozione del marchio di tutela sono emersi nel corso di un incontro promosso da CNA Federmoda e svoltosi a Vigonovo, per presentare alle imprese tempi, metodi ed operatività del sistema allo studio della Consulta territoriale per il settore calzaturiero, per una corretta certificazione dei prodotti e delle aziende.

Ne ha parlato, assieme a Michele Barison e Matteo Ribon, rispettivamente responsabili provinciale e regionale di CNA Federmoda, Renato Rossi, Presidente di QCB, Quality Certification Bureau Italia, l’ente incaricato di certificare la filiera produttiva della calzatura “made in Venezia – Riviera del Brenta”.

“Siamo convinti che questo sia l’unico strumento in grado di garantire i prodotti che escono dalle nostre aziende dalla contraffazione diffusa, certificandone al consumatore la qualità e l’eticità della filiera di produzione. Naturalmente deve diventare anche uno strumento di garanzia della corretta concorrenza tra le imprese, per combattere l’illegalità e il lavoro nero”, ha affermato Michele Barison.

Le scarpe prodotte dalle aziende che aderiranno in forma volontaria al progetto, come ha spiegato Renato Rossi, “parleranno” al consumatore tramite un QRcode o un microtrasmettitore NFC. Con il proprio smartphone il cliente finale disporrà di tutte le informazioni necessarie a conoscere tutte le caratteristiche della scarpa, dal modello, ai materiali e loro provenienza, alla stagione, al produttore, ai metodi produttivi, alla filiera e a chi, come subfornitore, ne fa parte.

L’ente certificatore, attraverso visite periodiche e ispezioni, dovrà  accertare il rispetto degli accordi di rete e delle lavorazioni svolte secondo le norme (ccnl, principi etici OIL , normative salute ambiente e sicurezza,  etc) e periodicamente riportare un’attività di reportistica in base alla quale sarà stabilito se l’azienda può forgiare i propri prodotti con il marchio.

“Il buon esito del progetto sarà possibile solo attraverso una consistente e convinta adesione alla certificazione da parte di imprese committenti e sub-fornitrici. Spetta a tutti gli attori, Organizzazioni Sindacali, Associazioni di Categoria e Istituzioni stringere i tempi per una sua concreta attuazione” ha concluso Matteo Ribon.

Il distretto del calzaturiero del Brenta fattura 1,7miliardi di euro, produce 20milioni di scarpe, ha 550 imprese e 11000 dipendenti. 139 euro è il valore medio di una scarpa finita, di cui il 75% di costo manodopera, mentre almeno 700 euro è il costo al cliente finale.